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Il desiderio è metà della vita;l'indifferenza è già metà della morte.
Oktober 2006

x voi

Inviato: 13/10/2006 13.53

 

 

La Follia decise di invitare i suoi amici a prendere un caffè da lei.
Dopo il caffè, la Follia propose:
'Si gioca a nascondino?'
'Nascondino? Che cos'è?' - domandò la Curiosità.
'Nascondino è un gioco. Io conto fino a cento e voi vi nascondete.
Quando avrò terminato di contare, cercherò e il primo che troverò sarà il prossimo a contare.'
Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della Pigrizia.
'1,2,3...' - la Follia cominciò a contare.
La Fretta si nascose per prima, dove le capitò.
La Timidezza, impacciata come sempre, si nascose inun gruppo d'alberi.
La Gioia corse in mezzo al giardino.
La Tristezza cominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto per nascondersi.
L' Invidia si unì al Trionfo e si nascose accanto a lui dietro un grande masso.
La Follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano.
La Disperazione era disperata vedendo che la Follia era già a novantanove.
'CENTO!' - gridò la Follia - 'Comincerò a cercare.'
La prima ad essere trovata fu la Curiosità, poiché non aveva potuto impedirsi di uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto.
Guardando da una parte, la Follia vide il Dubbio sopra un recinto che non sapeva da quale lato si sarebbe meglio nascosto.
E così di seguito scoprì la Gioia, la Tristezza, la Timidezza.
Quando tutti erano riuniti, la Curiosità domandò: 'Dov'è l'Amore?'.
Nessuno l'aveva visto.
La Follia cominciò a cercarlo.
Cercò in cima ad una montagna, nei fiumi sotto le rocce.
Ma non trovò l'Amore.
Cercando da tutte le parti, la Follia vide un rosaio, prese un pezzodi legno e cominciò a cercare tra i rami, allorché ad un tratto sentì un grido.
Era l'Amore, che gridava perché una spina gli aveva forato un occhio.
La Follia non sapeva che cosa fare.
Si scusò, implorò l'Amore per avere il suo perdono e arrivò fino a promettergli di seguirlo per sempre.
L' Amore accettò le scuse.

Ancora oggi, quando si cerca l'Amore non lo si trova, e solo i folli si ostinano a cercarlo nonostante tutto ma soprattutto:
l'Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre.

 

   

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Oktober 2006

auguriiiiiiiiiiiiiiiiiiii

 

BUON COMPLEANNO A ME

cè ne x tutti..prendetene una fetta o più..e festeggiate con me..http://www.asjcollection.com/board/images/birthday/pty-bday-globe.gif

http://www.asjcollection.com/board/images/birthday/birthday.jpg

 

September 2006

un saluto

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September 2006

presto inseriro link utili e alcuni suggerimenti come abbellire il vostro blog astuzie e tanto altro, il tempo di organizzarmi un pò.. passate di qua di tanto in tanto..

Buona Giornata

Il sudoku del giorno grazie a SudokusWeb.com

Eccomi qui dopo molto tempo a inserire un saluto a tutti voi, ho dovuto mettere il blog con la richiesta per entrare per vari motivi, dal quale uno di questi che cè gente che non ha nulla da fare che mettere insulti e oltretutto sbagliando persona, quindi per far che non accade questo chi vuole entrare faccia richiesta e accetto volentieri tutti.. BUONA GIORNATA.
August 2006

ueeiilaaaaa


 
 
 
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Felice Giornata a tutti

e Buone vacanze divertitevi

come se ogni giorno fosse

un sabato sera, perchè la vita deve essere ogni giorno una festa non una festa che capita un giorno qualunque...juuhhuuuu è qui la festaaaaaa

                    Klikka questo ometto

 

 

Juli 2006

una stella dedicata

Klikka e dedica una stella a chi vuoi tu con il suo nome

klikka sull'immagine scegli la stella che vuoi la vedrai brillare nel cielo con il nome di chi vuoi con una dedica speciale..è davvero una bella trovata..fantastico..soprattutto romantico come pensisero..

vero vero

Il principe che non aveva paura

C’era una volta un figlio di un re che era scontentissimo di starsene a casa senza far nulla; e, siccome niente gli faceva paura, pensò di andarsene per il mondo dove avrebbe potuto incontrare una quantità di avventure straordinarie.
Prese congedo dai genitori e se ne andò camminando di lena notte e giorno senza una meta precisa, perché tutte le strade erano eguali per lui.
Arrivò così alla casa di un gigante, dove, stanco, sedette davanti alla porta per riposarsi un po’. Mentre se ne stava lì guardandosi intorno, vide in un angolo del cortile delle palle e dei birilli grandi come un uomo con cui il gigante soleva divertirsi: allora sentì il desiderio di sgranchirsi le braccia e, messi in piedi i birilli, cominciò a colpirli con le palle, rallegrandosi ogni volta che ne buttava giù uno. Il gigante, udendo tutto quel fracasso, sporse la testa dalla finestra e vide un uomo non più grande degli altri mortali che giocava con i suoi birilli.
- Ehi, vermiciattolo, - gridò, - chi ti ha detto di prendere i miei birilli? E come diamine hai la forza di giocare con degli arnesi simili?
Il figlio del re guardò da tutte le parti e, visto il gigante, gli rispose:
- O stupidone, credi di essere tu il solo ad avere un po’ di muscoli nelle braccia? Per tua norma, io posso fare tutto quello che mi passa per la testa.
Allora il gigante scese e si mise a contemplare stupito il giovane. Dopo un po’ disse:
- Figlio di uomo, se è vero quello che mi dici, vai a cogliere una mela dall’albero della vita.
- Che te ne vuoi fare? – domandò il principe.
- Non è per me – rispose il gigante. – Mia moglie la desidera da tanto tempo, ma per quanto abbia girato il mondo non mi è riuscito di trovare l’albero della vita.
- Io lo troverò subito, - disse il principe, - e non so che cosa mi potrebbe impedire di coglierne una mela.
- Credi che sia proprio tanto facile? – ribatté il gigante. – Il giardino in cui sorge l’albero è circondato da una cancellata di ferro, e davanti a questa cancellata si aggira uno stuolo di belve che impediscono di entrare chiunque arrivi.
- Me, mi lasceranno passare subito, non aver paura – rispose il principe.
- Ammettiamo pure che tu entri nel giardino e veda l’albero con le sue mele – continuò il gigante, - ma non per questo potrai dire di averle prese perché sull’albero c’è un anello attraverso il quale bisogna far passare la mano per cogliere il frutto; e ti assicuro che fino ad ora nessuno l’ha saputo fare.
- Allora sarò il primo io, - disse il principe.
E, salutato il gigante, se ne andò per prati e per boschi, per valli e per monti finché giunse al meraviglioso giardino. Le belve erano sdraiate tutt’intorno alla cancellata profondamente addormentate, e non si svegliarono neppure quand’egli passò fra loro. Scavalcò agilmente il cancello e si trovò nel giardino, nel mezzo del quale sorgeva l’albero della vita con i suoi rossi frutti lampeggianti sui rami. Il principe si arrampicò sull’albero e, appena tese la mano a prendere un frutto, scorse l’anello che vi pendeva davanti: vi introdusse facilmente la mano, prese la mela e solo allora l’anello si strinse intorno al suo braccio facendogli penetrare nelle vene un flusso di nuove energie. Quando fu disceso dall’albero con la mela, non volle scalare nuovamente il cancello per andarsene, ma si avvicinò alla porta d’ingresso e con una spinta la spalancò di colpo.
Uscì tranquillamente e subito il leone che era di guardia balzò in piedi e lo seguì non già arrabbiato e furioso, ma sottomesso e mansueto come se lui fosse stato il suo padrone. Il principe portò al gigante la mela che gli aveva promesso e gli disse:
- Ecco qua: non ho fatto nessuna fatica.
Il gigante felicissimo che il suo desiderio fosse stato appagato così presto, corse subito dalla moglie per darle il frutto tanto desiderato. Ma ella, quando si accorse che al braccio del gigante non c’era l’anello disse:
- Non credo che l’abbia presa tu, questa mela, altrimenti avresti l’anello al braccio.
- Vado subito a prenderlo – rispose il gigante, convinto di poter prendere l’anello al principe con la forza se non voleva darglielo con le buone.
Andò dunque a domandare l’anello, ma il principe glielo negò.
- Dov’è la mela deve esserci anche l’anello – disse il gigante. – E se non vuoi darmelo di buon grado, lottiamo insieme e l’avrà chi vincerà.
Si accapigliarono per un bel pezzo, ma il gigante non riuscì ad avere la meglio sul principe, l’anello gli dava sempre nuove forze. Allora il gigante pensò di ingannare il suo avversario.
- Io, a forza di lottare, son tutto accaldato, e anche tu. Andiamo a fare un bagno nel fiume e rinfreschiamoci prima di riprendere la lotta.
Il principe, non sospettando imbrogli, andò con lui al fiume, si spogliò, si tolse l’anello e si gettò in acqua. Subito il gigante arraffò l’anello e scappò via. Ma il leone, che aveva assistito al tiro ladresco, lo inseguì veloce, azzannò l’anello e lo riportò al suo padrone.
Allora il gigante si nascose dietro un albero, e quando il principe tornò stanco ai suoi abiti per rivestirsi, gli si fece alle spalle e con un colpo traditore lo accecò.
Il povero principe, rimasto cieco, non poteva più difendersi; così che il gigante gli si potè avvicinare e, presolo per mano, lo guidò sul ciglio di un precipizio dove lo abbandonò pensando: “Basta che faccia ancora due passi e sarà spacciato; e allora avrò l’anello”.
Ma il fedele leone non aveva abbandonato il principe e a poco a poco lo trasse indietro dal precipizio. Più tardi il gigante, tornato convinto di trovare solo un corpo sfracellato, si accorse che il suo stratagemma era fallito.
- Non potrò dunque sbarazzarmi di questo cieco? – esclamò pieno di rabbia.
E, preso di nuovo ancora il principe per la mano, lo condusse sull’orlo di un abisso ancor più spaventoso del primo; ma anche qui il fedele leone seguì il padrone e lo salvò dal pericolo: infatti, appena furono sull’orlo dell’abisso, il gigante lasciò la mano del principe credendo che egli avrebbe continuato ad avanzare; ma il leone trattenne il giovane e diede una spinta al gigante facendolo precipitare di sotto dove si sfracellò.
Il bravo animale, poi, trasse via di lì il padrone conducendolo a un albero presso il quale scorreva un limpido ruscello. Lo fece sedere lì e cominciò a spruzzargli acqua in faccia con la coda. Appena un paio di gocce ebbero toccato le sue palpebre, il principe riprese a vedere un poco e per prima cosa scorse un uccellino che svolazzava lì vicino e si fermava su un ramo dell’albero, poi si lasciò cadere nell’acqua e subito volò ancora via scomparendo tra gli alberi: anche lui, che era cieco, aveva riacquistato la vista.
Allora il principe riconobbe la provvidenza divina e si tuffò a sua volta nel fiume lavandosi ben bene la faccia in quelle acque; e quando ne uscì si accorse che non aveva mai avuto una vista migliore. Dopo aver ringraziato Dio per la sua bontà, si rimise in viaggio sempre accompagnato dal leone.
Dopo qualche tempo giunse a un castello incantato sulla cui porta stava una giovinetta di bella apparenza e graziosa, ma tutta nera. Essa gli si rivolse dicendo:
- Ahimè, potete salvarmi dal malvagio incantatore che mi ha in suo potere?
- Che cosa devo fare? – domandò il principe.
- Dovete passare tre notti nella corte di questo castello incantato, - rispose la fanciulla, - ma bisogna che per tutto questo tempo il vostro cuore non tremi di paura neppure per un attimo. Sarete angariato in ogni modo, ma se sopporterete tutto senza lamentarvi, io sarò salva e nessuno oserà attentare alla vostra vita.
- Io non ho paura, - disse il principe, - e con l’aiuto di Dio voglio provare.
Così dicendo entrò allegramente nel vestibolo del castello e quando fu sera si mise a sedere in attesa di quel che sarebbe successo.
Fino a mezzanotte tutto rimase calmo, poi cominciò un tremendo strepito perché da ogni angolo della stanza scappavano fuori degli gnomi. Sembrava che non si fossero accorti del principe, perché si sedettero nel mezzo della stanza senza badargli, accesero un fuoco e incominciarono a giocare. Quando uno di loro perdeva, diceva:
- Non vale: qui c’è qualcuno che non è dei nostri ed io ho perso per colpa sua.
E gli altri gridavano:
- Vieni con noi, tu che te ne stai là dietro la stufa.
A tratti il pandemonio era così terribile che nessuno lo avrebbe potuto udire senza che gli si rizzassero i capelli in testa; ma il principe rimaneva tranquillo e senza un briciolo di paura.
Alla fine tutti gli gnomi balzarono in piedi e gli si gettarono addosso, ed erano tanti che egli non poteva difendersi. Lo fecero cadere a terra, lo sballottarono, lo picchiarono, lo pizzicarono, gli fecero mille angherie; ma lui non disse nulla. Verso il mattino scomparvero; ma il principe era così malconcio che poteva appena muoversi, poco dopo sorse il sole e allora apparve la fanciulla nera recando una bottiglia di acqua della vita. Con quell’acqua lavò la faccia del principe, e immediatamente egli si sentì di nuovo in forza, sano e valido come prima.
- Avete superato felicemente una notte, - disse la fanciulla, - ma ce ne sono ancora due.
Se ne andò, e allora il principe si accorse che i suoi piedi eran diventati bianchi.
La notte successiva gli gnomi rinnovarono la loro sarabanda; il povero principe fu pestato e maltrattato finché non ebbe tutto il corpo pieno di ammaccature; ma seppe sopportare anche la nuova prova in silenzio. Quando sorse il giorno e i suoi tormentatori furono costretti a lasciarlo in pace, la fanciulla comparve e lo lavò con l’acqua della vita: mentre si allontanava egli si accorse che le sue braccia erano diventate bianche fino alla punta delle dita.
Gli restava da passare ancora una notte al castello incantato, ma questa doveva essere la peggiore di tutte perché gli gnomi, appena arrivati, cominciarono a gridare:
- Ma come, sei ancora qui? Adesso ti tormenteremo fino a levarti il fiato.
E gli balzarono addosso percotendolo di qua e di la, tirandogli le gambe e le braccia come se gliele volessero strappare, senza che dalla sua bocca uscisse un lamento. Quando gli gnomi se ne andarono, il principe era senza fiato e incapace di muoversi; non potè nemmeno aprire gli occhi tanto da vedere la fanciulla nera che, al sorgere del sole, venne con l’acqua della vita. Allora tutte le sue pene disparvero a un tratto, ed egli si sentì fresco e riposato come se fosse appena saltato dal letto.
Aprì gli occhi e vide la fanciulla che gli era a fianco, candida come la neve e con un volto splendente come la luce del sole.
- Alzatevi, - ella gli disse, - e brandite per tre volte la spada sulla soglia della porta: così tutto sarà salvato.
Il principe si affrettò ad obbedire e subito il castello fu liberato da ogni incanto e la fanciulla tornò ad essere quello che realmente era, cioè una principessa.
Entrarono allora i servitori avvertendo che le mense erano pronte nel salone, il principe e la principessa si misero a tavola e desinarono insieme. E alla sera le loro nozze furono celebrate con grande gioia

Juli 2006

un saluto

 
  Carissimi amici miei,mi fa molto piacere ricevere i vostri complimenti per il blog,e le vostre visite,ricambio con molto piacere appena ho un pò di tempo,e a tutti i miei vecchi amici un caloroso abbraccio,di voi non mi dimentico mai..a presto carissimi  
 
Juli 2006

portafortuna magico

Portafortuna da mettere nei vostri Blog, prendete quello che più vi piace copiandolo e incollandolo nel vostro Spaces, vedrete che sarà un bellissimo portafortuna colorato..
Juli 2006

 

olè olè..siamo noi siamo noi siamo noiiii parappapperooooooo ITALIA CAMPIONE DEL MONDO! L'Italia è Campione del Mondo per la quarta volta. Nella finale a Berlino batte la Francia 6-4 ai calci di rigore! Nessuna rete nei supplementari e un'espulsione clamorosa: quella di Zidane per una testata a Materazzi (video sotto). Sbaglia la Francia ai rigori (errore di Trezeguet), di Grosso il quinto e decisivo rigore dell'Italia!
Siamo noi siamo noi siamo noi..parappappero parappappa
Quando cè vò cè vò.. mica è tricchebballacche ahahaha... possiamo stare tranquilli ora per un bel pò di anni..gustandoci questa grandissima vittoria..splendidissimi giocatori, ci hanno messo cuore e anima in queste partite, con la voglia di vincere..e così è stato..
 
Marcello Lippi non farà più l'allenatore? continuano a girare queste voci, ma chissà, un colpo di scena..che ci ripensi, e anche se fosse, è stato un buon allenatore, grande grande M.Lippi, auguriamoci che chi viene dopo di lui abbia la sua grande forza di spirito facendo tenere unita la squadra in quel modo, non so se ve ne siete accorti ma guardando come giocava l'Italia era un gruppo unito, cose che non si vede ovunque è questo si chiama spirito di squadra...stupendoooooo

Klikka la foto per vedere il video di Zidane con la sua espulsione immediata

 KLIKKA LA FOTO PER VEDERE IL VIDEO CHE HA ESPULSO ZIDANE

 
 
 
Certo un motivo ci sarà stato, ma qualunque sia stato non era il caso di risolverlo in quel modo, credo che la tensione era altissima era quasi la fine della partita, oramai si dava per scontato che la Francia vinceva, questo per sentito dire dai francesi, avevano le piazze colme di gente, già pronti a festeggiare con tanto di titoli di giornali in prima pagina pronti per la vittoria, certo che mi è dispiaciuto molto per loro, vedendoli piangere, diciamoci la verità, non è bello, ma meglio loro che noi..hihihi
Juli 2006

 

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Sabrina